Chiudendo cerchi
- Daniele Raco
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- 17 dic 2025
- Tempo di lettura: 3 min
C'è un lato della mia vita post azzardo del quale parlo poco.
La realizzazione che nel rutilante mondo dello spettacolo, del quale la comicità è fortunatamente la periferia, molte persone mi preferissero da giocatore.
Disperato e bisognoso di soldi, disposto a fare praticamente qualsiasi cosa.
Una buona stella ha fatto si che non mi proponessero cose tipo Cangurotto et similia perché avrei sicuramente accettato.
Credo di essermi esibito ovunque e per qualsiasi cifra che ovviamente rimaneva nel mio portafogli giusto il tempo di trovare una slot machine. Non ne vado fiero ma è il freddo racconto di ciò che è successo.
Fino a quella notte, quella dove tutto è cambiato, quella dove ho parlato con la morte e ridendo del mio stesso pensiero sono tornato a casa per dare inizio ad un'altra storia.
E a quel punto, giorno dopo giorno, ho visto gente allontanarsi, altra empatizzare fino a piangere, altra ancora limitarsi ad osservare da lontano quasi avessero paura di un qualche contagio e poi le voci, il chiacchiericcio, i "Si dice" i "Non ha smesso" e chissà che altro. E il telefono che smette improvvisamente di squillare.
C'erano i fré Bruciabaracche (Che a pensarci come nome fa ridere perché il "bruciabaracche" è uno che la racconta, che raggira, che truffa, insomma, un perfetto giocatore d'azzardo) che mi sono stati vicino, mi hanno permesso di iniziare a raccontare questa storia proprio da quel palco, quello esattamente a 50 metri dal bar dove Andrea Di Marco mi ha visto entrare per giocare e non si è voltato dall'altra parte.
C'era Arianna Traverso che non mi ha mollato professionalmente quando sarebbe stato più comodo farlo.
Sto parlando del mio ambito lavorativo, quello personale è appunto, personale.
Dicevo del telefono che smette di squillare, smette perché arrivavano proposte assurde alle quali con un po' di lucidità ritrovata non potevo rispondere di sì. E allora tutto si ferma.
Piccolo flashback.
All'apice della dipendenza ero anche mentalmente instabile e ho fatto e detto cose delle quali mi sono pentito.
Ho mandato platealmente a culo tutti i miei anni a Zelig con una sproloquio da wrestler cattivo.
Ho criticato in modo becero una trasmissione di Comedy Central di allora giovani colleghi e in modo specifico Martina Catuzzi.
Nono passo
"Abbiamo fatto direttamente ammenda verso tali persone, laddove possibile, tranne quando, così facendo, avremmo potuto recare danno a loro oppure ad altri."
E l'ho fatto. Prima con tutta la struttura di Zelig. Ho parlato con chi di loro ha accettato di ascoltarmi e sono tornato a fare altre trasmissioni, non più al livello nel quale mi trovavo, alle volte mi ci incazzo pure ma quando mi domandate il perché io non sia più nelle trasmissioni, beh, ho fatto tutto da solo.
Poi con tutti i comici di quella trasmissione.
Pochi giorni dopo quel post incontrai Michela Giraud a Napoli dove stavo partecipando ad una trasmissione orrenda "Il boss dei comici" (Il Karma è straordinario non trovate?) Michela mi chiese subito conto con quel piglio che non ha mai perso, di quelle parole.
Mi ha fatto sentire piccolissimo.
Mi ricordo benissimo il momento, nessuno dei due probabilmente si aspettava la reazione dell'altro, io quell'attacco diretto e lei la mia reazione, con poca voce le dissi che avrei tolto il post e mi sarei pubblicamente scusato.
Edoardo Confuorto mi diede una lezione gentile, esattamente come lui, si limitò a commentare che chi stava criticando loro nello stesso momento stava partecipando alla trasmissione più brutta di sempre. Touché.
E fu tra i pochi a chiamarmi a fare spettacolo quando non lo faceva nessuno.
Con Martina mi scusai per iscritto, privatamente.
Ma io aspettavo da anni l'occasione di dirle a voce, di raccontarle, di provare a spiegarle, la sentivo come una cosa irrisolta.
L'occasione è arrivata a luglio scorso, abbiamo registrato insieme per Comedy Central, proprio quella che di fatto è l'evoluzione di quella trasmissione, un momento che rimane prezioso come le belle parole che ha avuto per me.
E visto che si parla di cerchi che si chiudono ce n'è uno che mi ha dato tanta gioia.
Tornare a scrivere con Antonio Ornano.
All'inizio della sua carriera ero lì, davo idee, suggerimenti e ogni settimana lavoravamo sui pezzi, come del resto facevo con tutti. Mi chiamavano Capitano.
Ho provato a mettermi nei panni di quelle persone che mi hanno visto pian piano dedicare più tempo alle slot che a loro, che non ricevevano più feedback e battute e che, giustamente, sono andate avanti per la loro strada.
Ora ci ritroviamo.
Quindi la scelta è sempre la nostra, possiamo essere tra quelli che scappano o tra quelli che restano, tra quelli che fanno il chiacchiericcio o tra quelli che non si voltano dall'altra parte, tra quelli che perdonano o tra quelli che portano rancore.
Persone o piccola gente.
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